URGENTE!
Stop alla dispersione/ combustione dei detriti dello tsunami che contengono il fallout di Fukushima

 

8 cose da sapere riguardo al piano del Governo giapponese
per disperdere i detriti in tutto il paese

  1. Il Governo giapponese sta imponendo a tutte le amministrazioni locali al di fuori dell’area colpita di incenerire i detriti dello tsunami e di interrarne le ceneri.

  2. In occasione del primo anniversario del disastro di Fukushima Daiichi, il governo giapponese ha dato impulso alla sua campagna per convincere le amministrazioni locali ad accettare i detriti dello tsunami, utilizzando lettere personali e telefonate, promettendo aiuti finanziari per il trattamento dei detriti, e conducendo una campagna pubblicitaria, pagata dai contribuenti, sui mass media (siti web, annunci pubblicitari, manifesti, e e video con spettacoli di strada, diffusi a livello nazionale da Kanagawa e da Kyoto). Molte città che nel 2011 non avevano accettato le macerie hanno improvvisamente cambiato idea. Il termine dato ai governi locali per decidere se accogliere o respingere le richieste del governo   è scaduto venerdì 6 aprile 2012 (a meno di un mese dal lancio della campagna governativa su larga scala).

  3. Dopo l’11 marzo 2011, il governo ha alzato il livello di sicurezza per lo smaltimento dei detriti contaminati dai radionuclidi per l’intero paese da 100 becquerel per chilogrammo (bq/kg) di cesio-137 a 8000 bq/kg senza fornire alcuna spiegazione sulle ragioni di tale aumento né sulle ripercussioni sulla salute e sull’ambiente.

  4. Il governo ha il compito di analizzare i detriti, e malgrado questi risultino contaminati dai radionuclidi - secondo i dati presenti sul sito del Ministero dell’Ambiente, i politici continuano a sostenere che non sono radioattivi. Le misurazioni mostrate al pubblico nelle pubblicità, negli eventi di strada e in altre presentazioni sulla non pericolosità dei detriti, vengono eseguite utilizzando un contatore geiger, che però è in grado di rilevare soltanto i raggi gamma nell’atmosfera e non di calcolare il tasso di attività totale dei radionuclidi nei detriti (misurato in bq/kg). Inoltre, il governo misura solo i livelli di cesio-137, senza tener conto della presenza di altri radionuclidi pericolosi e altre sostanze inquinanti.

  5. Nonostante che sull’area colpita dal disastro si trovino molte industrie che producono sostanze tossiche (stabilimenti farmaceutici, aziende chimiche e raffinerie), il governo sta effettuando sui detriti un’analisi finalizzata a identificare la presenza di un solo radionuclide, il cesio-137. Al momento non si cerca di identificare nessun altro POP (persistent  organic  pollutant, ovvero “inquinamento organico durevole”), come la diossina o l’amianto che, se inceneriti, mettono in grave pericolo la salute delle persone e l’ambiente.

  6. Tokyo è stata la prima città ad accettare i detriti. 1000 tonnellate di macerie contaminate sono state portate a Tokyo via treno il 4 novembre 2011. Questi rifiuti sono stati bruciati e scaricati nella baia di Tokyo. Altre 500.000 tonnellate arriveranno a Tokyo nei prossimi due anni. Anche se il governo continua a sostenere che il trattamento dei detriti è sicuro, gli esperti Mettono in guardia i cittadini dai livelli elevati di inquinamento da radionuclidi che potrebbero essere causati a Tokyo dal fallout di Fukushima o dall’incenerimento dei rifiuti. Inoltre,da un test di incenerimento svoltosi a Shimada nella prefettura di Shizuoka, è risultato che i filtri, che secondo le promesse del governo avrebbero dovuto impedire al 99% dei radionuclidi di disperdersi nell’aria, sono riusciti a trattenerne solo il 60%.

  7. Nonostante il gran numero di proteste a Kyoto, il Governatore della prefettura di Kyoto Yamada ha dichiarato di avere la facoltà di disporre delle macerie provenienti dalla zona del disastro senza bisogno di informare la popolazione sul dove e quando ciò avvenga.

  8. Molti funzionari delle amministrazioni locali che hanno accettato i detriti sono collegati con le grandi imprese che trattano i rifiuti industriali.

Nella cartina sottostante (clicca sull'immagine per ingrandirla)
è illustrata la situazione aggiornata delle decisioni dei governi locali in Giappone, riguardo al fatto
di accogliere e bruciare, nel loro territorio, le macerie di Fukushima

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Dobbiamo proteggere i bambini e le future generazioni di tutto il mondo.

Scriviamo questa lettera a sostegno di una rete di migliaia di madri e cittadini di tutto il Giappone e di tutto il mondo che si preoccupano per le devastazioni causate dallo tsunami dell’11 marzo 2011 e che sono preoccupati per il comportamento gravemente negligente che il governo ha tenuto sin da allora. Noi pensiamo che la pervicace mancanza di volontà del governo nel prendersi cura del suo popolo e dell’ambiente avrà delle conseguenze ancora peggiori dell’impatto catastrofico dello tsunami e della conseguente esposizione del paese alle radiazioni. Un aumento quasi certo dei casi di cancro per milioni di persone è il miglior scenario che può derivare dalle continue fuoriuscite dai reattori numero 1, 2, 3 e 4 di Fukushima Daiichi. E’ nostra intenzione limitare al massimo l’esposizione delle persone a questo grave rischio.

Dichiarazione di Intenti

I sottoscritti credono fermamente che i detriti dello tsunami presenti nelle prefetture di Fukushima, Iwate e Miyagi devono essere lasciati nel luogo del disastro, poiché sono contaminati non solo da radionuclidi, ma anche da inquinanti organici durevoli come la diossina e l’amianto, che nel lungo termine causano gravi danni alle persone e all’ambiente. Tutti gli sforzi devono essere finalizzati a porre fine alla catastrofe in corso presso la centrale nucleare di Daiichi, e le persone devono essere evacuate dall’area circostante conformemente ai livelli di pericolosità delle radiazioni fissati prima dell’11 marzo 2011. Secondo un gran numero di esperti, Tokyo è già altamente contaminata dai radionuclidi e un altro incidente connesso alla vasca del combustibile esaurito del reattore numero 4 potrebbe contaminare pesantemente il nord del Giappone e obbligare ad una evacuazione dell’area della capitale. Tutti gli sforzi devono mirare ad evitare ulteriori catastrofi. Raccomandiamo di trasferire le persone, e non i detriti radioattivi, in aree non ancora contaminate o meno contaminate dal fallout di Fukushima. La recente linea di condotta del Governo giapponese, volta ad alzare i livelli ammissibili delle radiazioni, va totalmente rivista per riportare quei livelli a com’erano prima del disastro.

Il rischio di un inquinamento duraturo e su larga scala

Oggi il governo giapponese sta utilizzando i soldi dei contribuenti per disperdere sistematicamente in tutto il paese, dallo Hokkaido a Okinawa le macerie contaminate dello tsunami. Queste verranno trasportate via nave, camion e treno attraverso tutto il Giappone per essere poi bruciati in inceneritori che non sono stati progettati per il trattamento di materiali così pericolosi ma che saranno ricoperti dai radionuclidi e daranno origine a scorie nucleari. Anche i filtri, che secondo le promesse del governo avrebbero dovuto impedire al 99% dei radionuclidi di disperdersi nell’aria durante l’incenerimento, sono riusciti a trattenerne solo il 60%. I radionuclidi più longevi (come il cesio-137 che può durare fino a 300 anni) e altri pericolosi agenti inquinanti saranno sepolti in discariche situate sia sulla terra ferma che nell’oceano. Il fatto che La maggior parte di queste discariche non siano progettate per durare più di 100 anni e vengano facilmente danneggiate dai terremoti dovrebbe costituire una grande preoccupazione per i funzionari governativi giapponesi. I rischi per la salute e per l’ambiente che comporta il trasporto e il trattamento dei detriti, si estendono ben oltre i confini delle città che hanno accettato di riceverli: i radionuclidi che li ricoprono possono cadere dai camion, dai treni o dalle navi, o essere trasportati dal vento e dall’acqua anche lontano dalle città dove quei materiali vengono trattati. Radionuclidi provenienti dalla centrale di Daiichi sono già stati rilevati in tutto l’emisfero Nord, e quindi bruciare i detriti potrebbe causare l’inquinamento anche di zone al di fuori del Giappone. Tutti questi possibili rischi vengono totalmente ignorati dalla maggior parte dei funzionari governativi che non si curano della protezione della salute e dell’ambiente per il futuro, per la cupidigia di guadagni immediati. Questo comportamento negligente deve essere subito fermato o una vicenda che è già tragica potrebbe trasformarsi in un disastro ecologico epocale di portata mondiale. Le amministrazioni locali devono assumersi la responsabilità di proteggere i propri cittadini, la propria aria, la propria acqua, il proprio suolo e il proprio cibo dalla contaminazione. Se non è possibile garantire la sicurezza, allora i funzionari delle amministrazioni locali devono applicare il principio di precauzione per proteggere le persone e l’ambiente della propria zona e di quelle confinanti.

Mancanza di impegno e trasparenza

Il Ministero dell’Ambiente giapponese stima che il disastro di marzo abbia generato, nell’area costiera delle prefetture di Iwate, Miyagi e Fukushima, quasi 24 milioni di tonnellate di detriti il cui 20% sarà bruciato in varie località sparse per il paese. Il fatto che la quantità da bruciare sia così esigua, rispetto al totale delle macerie, fa sì che la gente inevitabilmente si chieda il perché di tanta urgenza nell’attuazione di un programma che rischia di inquinare per migliaia di anni un’intera nazione. Inoltre, il tentativo del governo, messo in atto dall’11 marzo 2012, di disperdere rapidamente i detriti per tutto il paese senza eseguire gli opportuni accertamenti riguardo all’impatto ambientale e senza alcuna spiegazione chiara e onesta per la popolazione, solleva molti sospetti sulle vere ragioni che stanno dietro a questo programma e fa apparire inaffidabili i politici che lo sostengono. La contaminazione dei detriti da parte dei radionuclidi è reale e il governo deve farsene responsabilmente carico.

Nel novembre 2011, i rilievi effettuati dall’amministrazione della prefettura di Iwate hanno indicato che i detriti contengono 133bq/kg di materiale radioattivo. Questo sarebbe stato illegale prima di marzo, ma il Governo giapponese ha modificato il livello di sicurezza per lo smaltimento dei rifiuti, portandolo da 100 bq/kg a 8.000bq/kg nel luglio 2011, e poi ancora a 10.000 bq/kg nell’ottobre 2011. Il 12 agosto 2011, le misurazioni effettuate sulla corteccia della legna da ardere proveniente dalla prefettura di Iwate hanno dato valori corrispondenti a 1.130 bq/kg, e  le autorità locali di Kyoto, che avrebbero dovuto bruciarla durante un popolare evento religioso, hanno deciso di non farlo a causa della contaminazione che ne sarebbe derivata. Nonostante i dati presenti sul sito internet del Ministero dell’Ambiente indichino che i detriti dello tsunami sono contaminati dai radionuclidi, i politici continuano a sostenere che invece sono sicuri e privi di radiazioni. Le misurazioni mostrate al pubblico nelle pubblicità  e negli eventi di strada a cura del Ministero dell’Ambiente sono state effettuate mediante un contatore geiger, che è in grado di rilevare solo i raggi gamma presenti nell’atmosfera e non di calcolare il tasso di attività totale dei radionuclidi nei detriti (misurato in bq/kg). Inoltre, il governo misura solo i livelli di cesio-137, senza tener conto della presenza di altri radionuclidi pericolosi e altre sostanze inquinanti.

Non giocate d’azzardo con il nostro futuro: applicate il principio di precauzione

E’ difficile calcolare con esattezza le conseguenze di queste iniziative del governo, ma è fuori di dubbio è stato innescato un gigantesco azzardo ambientale che riguarda l’intero Giappone. Il programma governativo di bruciare i detriti porterà alla contaminazione dell’aria, del suolo, dell’acqua e del cibo in aree che non erano ancora state colpite direttamente dal fallout di Fukushima. Noi chiediamo a tutti i responsabili delle amministrazioni locali e a tutti i partiti politici dell’intero Giappone di applicare il principio di precauzione e di non disperdere, bruciare o accumulare i detriti dello tsunami in nessun luogo al di fuori delle zone già contaminate. Le macerie devono essere lasciate sul posto e la popolazione deve essere evacuata dalle aree inquinate come volevano le norme precedenti all’11 marzo. Tutti i profitti derivanti dallo smaltimento dei detriti devono essere spesi per aiutare le zone colpite dal disastro. I sottoscritti pensano che, se le amministrazioni locali procederanno con l’attuale forma di smaltimento delle macerie, assisteremo a un errore imperdonabile del governo giapponese che avrà un impatto funesto sulle vite umane e sull’ambiente per centinaia di anni. Mentre pochi ne trarranno ingenti vantaggi economici, il resto del paese soffrirà a causa dell’inquinamento che le loro azioni avranno causato. Per favore, applicate il principio di precauzione. Proteggete la vostra gente, la vostra aria, il vostro suolo, la vostra acqua, la vostra vegetazione, il vostro cibo e la vostra cultura. Non accettate detriti da smaltire se non siete in grado di dimostrare che potete farlo senza mettere a rischio le generazioni di oggi e quelle future.